COME! COME! COME TO THE SHOP!

Gli Speakeasy, i locali clandestini nati nell’epoca di Al Capone e Lucky Luciano, arrivano sino a noi con tutto il loro fascino suburbano e proibito, riportandoci sapori di luoghi nascosti, con i loro fermenti e la loro vitalità.

La Speakeasy viene fondata nel 1997 da  Forest Gray, un ex-homebrewer con il “problema” di non riuscire a bere tutta la birra da lui prodotta. Il salto al mondo dei professionisti avviene grazie all'amicizia con Steve Bruce ed Eric Change, i proprietari del negozio per homebrewing San Francisco Brewcraft,  ancora oggi al timone di comando del birrificio. 

L’identità visiva di Speakeasy, inclusi molti nomi delle birre, si rifà all’epoca del proibizionismo americano; sono prodotti che hanno una distribuzione piuttosto limitata e recente per quanto riguarda l'Europa. Molto curata la parte grafica, con belle bottiglie serigrafate con due “occhi” curiosi stampati sul collo.

La  Big Daddy IPA viene prodotta per la prima volta nel 1998, ed è oggi la loro “flahsgip beer”, occupando circa il 50% delle vendite. Di colore ambrato, leggermente velato; la schiuma, bianca, è cremosa ed ha una buona persistenza. Il naso non è “esplosivo”, ma è molto pulito; accanto a leggeri sentori floreali troviamo aghi di pino, caramello e soprattutto agrumi (pompelmo ed arancio). In bocca c’è una sostanziale corrispondenza con l’aroma, con il pompelmo che ha una netta predominanza sulla base di biscotto e leggero caramello. Il finale, secco ed amaro, non è molto intenso e mediamente persistente, ricco di scorza di pompelmo con qualche nota resinosa. Lontana da ogni estremismo, è un’ottima IPA pulita e ben bilanciata, che si lascia bere con estrema facilità quasi che fosse una session beer, rispecchiano il pieno la filosofia Speakeasy, ovvero quella di realizzare soprattutto birre semplici e da bere tutti i giorni.

 

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